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venerdì 27 febbraio 2015

OUTFIT + ISPIRATION 15.05: CULOTTES

Già nella sfilata FW 12-13 i direttori creativi della Maison Valentino ci avevano visto lungo: i brmuda sarebbero tornati in voga. E così è stato, fino a scoppiare prepotentemente questo inverno, e ripresentarsi anche per la prossima stagione primavera estate.

Non le chiamano bermuda ma "Culottes", sono tagliati a metà polpaccio, a volte più su a volte un po' più giù, e a detta di molti stanno male più o meno a tutte. Anche alle modelle, perchè tagliano la figura e abbassano inesorabilmente. Ma son tanto simili a una midi skirt, quindi forse lo sforzo sta nel trovare la lunghezza e il taglio giusti per le proprie proporzioni e abbinarli in modo che le valorizzino.
Alle orientali la cosa non interessa granchè e le indossano con calza e sneakers (argh), ma il completo stampato è davvero delizioso.


Rendono molto bene anche con un bel maglioncino corto che bilancia le proporzioni, e con una scarpa a punta che da quel tocco "affusolato" che manca.
Personalmente mi piacciono con una scarpa col tacco non troppo sottile.


Un po' troppo pesante invece il "tutto over" con inclusa caviglia coperta, che ingoffa.


Tranquillamente riutilizzabili anche in primavera\estate, fanno la loro figura con un crop top.


Io li ho indossati così, anche se la mia fisicità è proprio una di quelle a cui questi pants andrebbero categoricamente vietati. Ma che ci posso fare, a me se una cosa piace piace. E se volete qualche altra idea su come indossarli visitate questo post di Ave.





mercoledì 5 novembre 2014

NON SONO UN'OCA, MA NEMMENO UNA PECORA. LA MIA OPINIONE SUL CASO MONCLER.

Voglio inaugurare il nuovo header del blog dicendo quello che penso sul "caso Moncler". 
In molti hanno visto la puntata sulla piuma d'oca, in molti ne hanno sentito parlare via web, quasi tutti si sono scatenati contro l'azienda indignati. Anche se credo che questa indignazione finirà davvero presto. 

Io, lavorando nel settore moda, e avendo una minima cognizione sul funzionamento delle aziende, vi vorrei dare un'opinione, che rimane comunque idea personale e soggettiva. Voglio permettere che non mi piace il prodotto Moncler, mai l'ho comprato e mai lo comprerei, ma quello che state per leggere non ha nulla a che vedere con questo. Si tratta di una pura riflessione sull'argomento.

Inizio concordando sul fatto che sia immorale e riprovevole che le oche vengano spennate, o meglio scuoiate, vive a quel modo (io non sono riuscita a guardare). Non avevo mai sentito nessuno parlare di come si produca eticamente un piumino, anzi davo per scontato che come per la tosatura delle pecore fosse un procedimento indolore per l'animale. Infatti la questione è molto semplice da questo punto di vista: per legge le piume dovrebbero essere raccolte solo nel periodo della naturale muta del piumaggio. 
Esistono aziende che si sono riunite in una associazione che svolge attività di ricerca e sviluppo sulla materia prima e sul prodotto finito, la European Down and Feather Association  http://www.edfa.eu/, di cui solo 3 aziende italiane fanno parte. Sicuramente dal loro sito si possono trovare informazioni interessanti per approfondire.


Ho trovato assurda la schermata di home di Moncler, assolutamente ridicolo demandare ai fornitori la "colpa". Tutti sanno da dove viene il prodotto. Quindi era forse meglio scusarsi o proporsi di aumentare i controlli sulla provenienza dei materiali. Anche la millantata querela è ridicola: lo sanno tutti che se la Gabanelli manda in onda una trasmissione ha le prove che documentano ciò che dice. Infatti non hanno perso una causa. Mai. 



Detto questo vengo alla questione spinosa sui costi di produzione vs prezzi al dettaglio. Mi pare che si sia fatta la solita scoperta dell'acqua calda, e non sia stato detto tutto quello che c'è da dire sulla questione. 

Posso dire, a favore di Report e come considerazione generale sul mondo lusso, che trovo assurdo delocalizzare all'estero per un risparmio di 20 euro a capo. Cioè su un capo che costa 40 euro di manodopera, che cambia spenderne 60? Chiaro, su grossi volumi cambia eccome, ma non penso che chi è disposto a spendere uno stipendio per comprare una giacchetta stia a guardare una differenza di 20 euro sul prezzo finale. Spendi 20 in più, lo fai pagare 20 in più.
Lo trovo meno assurdo però se penso alle leggi e leggine che regolano il mercato del lavoro italiano. Il problema non è tanto il costo della manodopera in sé: il problema sono tutti i costi accessori e le magagne burocratiche e legali a cui l'imprenditore va incontro. Si tratta di un tema dibattuto e complesso, dove finiscono per essere coinvolti sia l'onesta e la buona fede dei lavoratori che quella degli imprenditori. 




Per quanto riguarda il prezzo finale del prodotto di lusso, invece, report non vi ha detto che questo è influenzato non solo dal costo di produzione, ma da tutti i costi accessori. Se non avete un'idea di quali possano essere vi faccio un elenco:

- il personale nella sedi centrali che si occupano di stile, campionario, struttura di collezione (merchandising), visual merchandising, store planning, commerciali, operation, hr, finance, legale , pr , grafica etc.
- I costi di acquisto, affitto, mantenimento e manutenzione di tutte le strutture: magazzini, uffici, negozi, showroom che richiedono solitamente grossi investimenti nella costruzione, parliamo di milioni di euro, e investimenti stagionali (es vetrine dedicate). 
- I costi di marketing e pr - es acquisto di pagine e inserti pubblicitari, eventi, sfilate, cataloghi e adv.

C'è poi un ricarico fisso che viene applicato al prezzo di produzione, che include tutti questi costi assieme, ed ha un fattore pari a 2.5. 




Ovviamente più l'azienda spende e investe, più il costo del prodotto aumenta. 
L'unica cosa che rimane discutibile è quindi il modello di buisness dell'azienda: meglio investire in qualità (ricerca, materia prima, manodopera) o meglio investire in immagine?  Certo è che il mondo del lusso oggi è più spostato verso la seconda, anche se gli acquirenti pensano il contrario, e spesso spendano convinti di avere la qualità. Ma non è un controsenso: le aziende ci vendono il sogno della qualità. 
Allora io spero che da questo putiferio le aziende capiscano che ci piace tantissimo il sogno, ma poi ci piacerebbe anche toccare con mano la qualità.


martedì 6 maggio 2014

POST-IT 14:08: RADIANT COLORS

Buon lunedì! Finalmente a Milano è tornato il sole e con luianche una parvenza di primavera. Come vi ho raccontato in un post parecchio tempo fa il lilla è il mio colore preferito, e l’altro ieri sono rimasta stregata da un post di Clio, che proponeva una foto di un make up primaverile ispirato al “radiant orchid”. Ieri con la mia amica Sara, sono andata da Kiko per munirmi del necessario per riprodurlo, e sono incappata in questo rossetto della linea “Unlimited Stilo” (n*11 - Orchidea perlato), e oggi l’ho indossato, costruendo il mio outfit attorno a questo trucco.



Del rossetto, che ho scelto di un colore meno “forte”rispetto a quello proposto, devo dire che non sono molto soddisfatta. La durata è buona finchè non si mangia, però secca tantissimo le labbra (almeno le mie). Quindi per me è ni, ne ho provati di molto meglio, anche di Kiko. Se volete approfittarne però sul sito è attiva la promozione "radiant orchid" con alcuni prodotti in questa tonalità in promozione.



La collana l’ho acquistata su depop da @shoppingmania e ho visto stamattina che l’ha postata anche Federica di IloveshoppingwithFede, la quale constatava di essere molto in auge nella blogsfera, oltre ad essere ormai conosciuta anche con il nome di “Collana di Belén”. La collana“originale” è prodotta da Shourouk, e per quanto mi riguarda ha anche un prezzofolle. Quindi ben vengano le imitazioni, di un accessorio che comunque non passa inosservato.


venerdì 4 ottobre 2013

SUGGESTIONI VITTORIANE




Ieri sera, presso "Antichità Nedalini dai Settève" a Busto Arsizio, è stata inaugurata la mostra di abiti d'epoca "Suggestioni Vittoriane", che si protrarrà per una settimana.
Si tratta di una mostra un po' particolare, perchè gli abiti (che coprono un periodo che va dal 1880 al 1920 circa) non sono originali, ma sono stati ricreati dalla fantasia e dalle mani di Alessandro. 


Alessandro, laureato in scenografia all'accademia di Brera, nella vita fa il Visual Merchandiser. Ho avuto la fortuna di incontrarlo e conoscerlo per lavoro, e posso dire che è una persona di grande sensibilità e grande gusto estetico. 
Questi abiti, piccola parte di una collezione che ha realizzato nel corso di un decennio, sono frutto in primis di una grande ricerca, e non da ultimo, di una grande passione e dedizione che Alessandro mette in queste realizzazioni: tutti i capi sono cuciti per la gran parte a mano, con applicazioni di pizzi e accessori rigorosamente d'epoca e ricami realizzati da lui. Le stoffe vengono invecchiate in modo da conferire ai capi un aspetto vissuto.
Ogni capo è studiato nella sua struttura e nelle sue finiture, per ricreare alla perfezione il gusto e l'abilità sartoriale del tempo, aprendo una finestra su un passato ormai remoto. 



La simbiosi tra nuovo e antico è totale, ed è praticamente impossibile distinguere ciò che è stato realizzato oggi da ciò che viene realmente dal secolo scorso. 





Alessandro e Anna Nedalini, la proprietaria del negozio, lo hanno allestito ricreando il gusto e il sapore delle case dell'epoca, per dare a chi visiterà questa esposizione, l'idea di un interno vittoriano. Alessandro ha anche un blog, ANTIcostume, in cui potete ammirare ancor più nel dettaglio il suo lavoro.