!--Tradedoubler site verification 1264796 -->

domenica 18 gennaio 2015

OUTFIT 15.03: COLLEGE GIRL

Prima era la scuola, poi l'ufficio. Ogni giorno indossiamo qualcosa che ci faccia sentire a nostro agio, interpretando il mood del momento: la brava ragazza, la donna in carriera, la fashionista trendy. In fondo amo la moda proprio per questo, posso essere ogni giorno una me diversa, ma in fondo sempre io. Se mi incontri e sono vestita comoda molto probabilmente sono stanca. Se ho le scarpe basse magari è un giorno intenso, con molte commissioni e molti giri da fare. I miei abiti parlano di me.

First at school, noe at office. Every day we dress up to stay comfy, to show the world around us our feelings and mood: the good girl, the rising woman or the trendy fashionista. This is the readon why I'm fashion addicted; I can be a sifferent person every day, without change myself. If we meet on the street and I'm wearing sweatpants probably I'm tired. If I'm wearing flats probably it's a very hard day. My dresses tell you who I am. 




mercoledì 14 gennaio 2015

OUTFIT 15.02: CONTEMPORARY TAILLEUR

La parola "tailleur" o "completo" mi riporta sempre alla mia infanzia. Era la tenuta di lavoro di mia mamma che, pur essendo impiegata in una azienda con sede e ufficio amministrativo nella dimora dei proprietari, non ha mai rinunciato ad essere elegante e appropriata. 
Il completo, nella sua versione più classica e tradizionale, ormai lo usano solo le hostess e le receptionist degli hotel, è più una divisa e gli inseparabile blazer + pantalone\gonna si indossano mixando colori, tessuti e fantasie. 

Ultimamente, però, ho notato con immenso piacere che i completi stanno tornando alla ribalta, seppur rivisitati.  Ecco quindi indossata la mia new entry di Sportmax. Il problema è stato metterci qualcosa sopra: ho provato con un giacchino di pelle ma mi trasformava in un tronco, quindi dato che non vorrei prendere una bella influenza ci ho messo su il coprispalle, riesumato dal fondo di un cassetto chiuso dall'adolescenza. In realtà volevo metterci sotto la camicia nera, ma stamattina proprio non sono riuscita a trovarla. Magari prima di riproporvelo faccio pure accorciare il pantalone!

sportmax
Bolero | Phard
Top + pants | Sportmax



Colgo l'occasione per mostrarvi anche il cappotto e la borsa, new entry di questo inverno nel mio guardaroba. Il cappotto era una assoluta necessità e appena indossato è stato amore: morbido , avvolgente e caldo. 
La borsa invece l'ho tenuta per mesi nella wishlist di yoox, mentre cercavo anche offline una degna sostituta della Rockstud che ho venduto questa estate (le tante borchie mi erano venute a noia), ma alla fine mi sono decisa e l'ho presa, decretandone la supremazia anche sulla Selma di Michael Kors, che mi piace taanto ma è davvero troppo vista. Mi rendo conto che rispetto alla mia figura è una borsa enorme, ma per me non c'è mezza misura, o grande o mignon. 


Coat | Intrend
Top + pants | SportmaxBag | MyChoice


Bag | MyChoice

lunedì 12 gennaio 2015

OUTFIT 15.01: CIOCCOLATO E PISTACCHIO

Ieri sono andata in ufficio così. Avevo voglia di mettermi qualcosa di diverso, di abbinare i capi che porto sempre in modo un po' insolito, ma non avevo pensato a nulla di speciale. Poi ieri sera, per caso, ho buttato sopra il cappotto, che se ne stava disteso pacificamente sul letto, questa gonna mentre ero immersa in cabina a cercare un appendino. Quando mi sono voltata ho pensato che in fondo l'abbinamento non sembrava male, e così ho appeso tutto il necessario assieme e me ne sono andata a dormire. La gonna l'avevo indossata anche in uno degli ultimi outfit estivi, che rimane tra i miei preferiti di sempre.
I wore this outfit to go office today. I always feel like I need to change something in my way of style clothes together, but I was not thinking about that at the moment it came out. The coat was on the bed and I've launched the skirt from the wardrobe on it looking for a hanger, without taking care. Looking back I was surprised thinking that it seemed a good match. I used this skirt a lot in summer, amd you can see it in one of my favorite outfit ever, one of the last I've shooted. 

Coat | Benetton
Top | H&m
Skirt | Asos
Bag | Louis Vuitton
Hat | Intrend




mercoledì 7 gennaio 2015

SALDI SALDI SALDI (e soldi soldi soldi)

E' iniziato il delirio dei saldi: almeno a Milano il 3 dalle 11 in poi i negozi erano già stati presi d'assalto e non c'era modo di arrivare alle casse dei negozi senza aver fatto almeno mezz'ora di coda prima. 
Quindi per il primo giorno mi sono limitata a prendere 3 cose da Zara, una gonna in ecopelle bianca, una maglia in neoprene leggero con un inserto in ecopelliccia bianca e una maglietta in jersey blu. L'acquisto più grosso invece l'ho fatto online (mi servivano dei maglioni), ma ho paura che buona parte di quello che ho acquistato non mi stia bene e sia da restituire, vedremo a prove fatte. 





Invece la soddisfazione maggiore ce l'ho avuta da Diffusione Tessile, l'unico outlet che frequento stagionalmente; la mia tattica è stilare una wishlist online di tutti i capi che mi ispirano, attendere i primissimi giorni di saldi e andare in negozio lista alla mano a vedere se i capi sono disponibili. Nel caso non ci fossero ordino la sera online. 
Bottino di questa tornata: un cappotto nero molto minimal, un completo pantalone e top in lana melange (attendevo di comprarlo dopo averlo visto in sfilata Sportmax lo scorso anno) e un cappello. C'è un abito nella mia lista che non ho trovato in negozio che mi tenta ma direi che per questa stagione ho dato! 



Brutta avventura invece da Intimissimi: presa dall'esaltazione di aver trovato il reggiseno\bustino che puntavo da inizio stagione nella 4 l'ho comprato, ma una volta a casa ho visto che non mi veste bene. Ho provato a cercare la 3 per cambiarlo, ma purtroppo è esaurito ovunque. Ora non mi rimane che tenerlo così o cambiarlo con altro (anche se sarebbe solo un ripiego). Voi che fareste al mio posto?




Avevo fatto acquisti anche nei presaldi: abito Valentino e stivaletti. 





Voi che avete comprato? Aspetterete ulteriori ribassi?

sabato 3 gennaio 2015

NUOVO ANNO E NUOVE COSE

Buon anno!

Dopo lungo periodo di assenza causato da trasloco, lavori, arredo casa, viaggi di lavoro, trasloco e risistemazione, sono di nuovo online, pronta a lanciarmi in questo 2015 con forza e coraggio.

L'oroscopo ha detto che sarà un anno di tanti cambiamenti positivi, e quindi perché non impegnarsi a fondo perché questo si avveri? Lo ammetto, io sono una che odia i cambiamenti, ma in fondo i cambiamenti ci rendono migliori, quindi voglio aiutarmi nel dare una mano al destino a realizzare quello che ha in serbo per me. In fondo l'uomo è artefice del proprio destino!

Uno dei miei buoni propositi del 2015 è quello di disfarmi di tutto ciò che è vecchio, e che tengo più per affezione che per necessità. Quindi prima di tutto mi appresto a buttare via le cose vecchie e inutili che ho portato con me nel trasloco. Di solito si butta prima, io ci penso ora, perchè tempo non ne ho proprio avuto. E quello che non butto magari lo vendo su Depop. Parola d'ordine: DECLUTTERING.

E poi basta alla modalità "posponi". Noi siamo nel qui e ora, del domani non c'è certezza.

Questo mi servirà per gestire la vita casa lavoro. Avrei voluto anche un'app per aiutarmi ma per ora forse meglio che mi procuri una agendina! moleskine si deve decidere a realizzare in digitale il suo meraviglioso daily planner.

E poi... E poi di cose che vorrei fare nella mia testa ce ne sono tante... Ma andiamo avanti con queste intanto. "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo": una bellissima citazione che nel piccolo potrebbe essere applicata alle nostre vite.

Quali sono i vostri buoni propositi?

Ancora buon anno!

Alice



 

mercoledì 5 novembre 2014

NON SONO UN'OCA, MA NEMMENO UNA PECORA. LA MIA OPINIONE SUL CASO MONCLER.

Voglio inaugurare il nuovo header del blog dicendo quello che penso sul "caso Moncler". 
In molti hanno visto la puntata sulla piuma d'oca, in molti ne hanno sentito parlare via web, quasi tutti si sono scatenati contro l'azienda indignati. Anche se credo che questa indignazione finirà davvero presto. 

Io, lavorando nel settore moda, e avendo una minima cognizione sul funzionamento delle aziende, vi vorrei dare un'opinione, che rimane comunque idea personale e soggettiva. Voglio permettere che non mi piace il prodotto Moncler, mai l'ho comprato e mai lo comprerei, ma quello che state per leggere non ha nulla a che vedere con questo. Si tratta di una pura riflessione sull'argomento.

Inizio concordando sul fatto che sia immorale e riprovevole che le oche vengano spennate, o meglio scuoiate, vive a quel modo (io non sono riuscita a guardare). Non avevo mai sentito nessuno parlare di come si produca eticamente un piumino, anzi davo per scontato che come per la tosatura delle pecore fosse un procedimento indolore per l'animale. Infatti la questione è molto semplice da questo punto di vista: per legge le piume dovrebbero essere raccolte solo nel periodo della naturale muta del piumaggio. 
Esistono aziende che si sono riunite in una associazione che svolge attività di ricerca e sviluppo sulla materia prima e sul prodotto finito, la European Down and Feather Association  http://www.edfa.eu/, di cui solo 3 aziende italiane fanno parte. Sicuramente dal loro sito si possono trovare informazioni interessanti per approfondire.


Ho trovato assurda la schermata di home di Moncler, assolutamente ridicolo demandare ai fornitori la "colpa". Tutti sanno da dove viene il prodotto. Quindi era forse meglio scusarsi o proporsi di aumentare i controlli sulla provenienza dei materiali. Anche la millantata querela è ridicola: lo sanno tutti che se la Gabanelli manda in onda una trasmissione ha le prove che documentano ciò che dice. Infatti non hanno perso una causa. Mai. 



Detto questo vengo alla questione spinosa sui costi di produzione vs prezzi al dettaglio. Mi pare che si sia fatta la solita scoperta dell'acqua calda, e non sia stato detto tutto quello che c'è da dire sulla questione. 

Posso dire, a favore di Report e come considerazione generale sul mondo lusso, che trovo assurdo delocalizzare all'estero per un risparmio di 20 euro a capo. Cioè su un capo che costa 40 euro di manodopera, che cambia spenderne 60? Chiaro, su grossi volumi cambia eccome, ma non penso che chi è disposto a spendere uno stipendio per comprare una giacchetta stia a guardare una differenza di 20 euro sul prezzo finale. Spendi 20 in più, lo fai pagare 20 in più.
Lo trovo meno assurdo però se penso alle leggi e leggine che regolano il mercato del lavoro italiano. Il problema non è tanto il costo della manodopera in sé: il problema sono tutti i costi accessori e le magagne burocratiche e legali a cui l'imprenditore va incontro. Si tratta di un tema dibattuto e complesso, dove finiscono per essere coinvolti sia l'onesta e la buona fede dei lavoratori che quella degli imprenditori. 




Per quanto riguarda il prezzo finale del prodotto di lusso, invece, report non vi ha detto che questo è influenzato non solo dal costo di produzione, ma da tutti i costi accessori. Se non avete un'idea di quali possano essere vi faccio un elenco:

- il personale nella sedi centrali che si occupano di stile, campionario, struttura di collezione (merchandising), visual merchandising, store planning, commerciali, operation, hr, finance, legale , pr , grafica etc.
- I costi di acquisto, affitto, mantenimento e manutenzione di tutte le strutture: magazzini, uffici, negozi, showroom che richiedono solitamente grossi investimenti nella costruzione, parliamo di milioni di euro, e investimenti stagionali (es vetrine dedicate). 
- I costi di marketing e pr - es acquisto di pagine e inserti pubblicitari, eventi, sfilate, cataloghi e adv.

C'è poi un ricarico fisso che viene applicato al prezzo di produzione, che include tutti questi costi assieme, ed ha un fattore pari a 2.5. 




Ovviamente più l'azienda spende e investe, più il costo del prodotto aumenta. 
L'unica cosa che rimane discutibile è quindi il modello di buisness dell'azienda: meglio investire in qualità (ricerca, materia prima, manodopera) o meglio investire in immagine?  Certo è che il mondo del lusso oggi è più spostato verso la seconda, anche se gli acquirenti pensano il contrario, e spesso spendano convinti di avere la qualità. Ma non è un controsenso: le aziende ci vendono il sogno della qualità. 
Allora io spero che da questo putiferio le aziende capiscano che ci piace tantissimo il sogno, ma poi ci piacerebbe anche toccare con mano la qualità.


giovedì 23 ottobre 2014

RICOMINCIO DA UN LIBRO. NASCE #LIBERA_MENTE

Ok non so se ve l'ho mai detto ma io sono una divoratrice di libri. Lo inizio e lo finisco in una giornata se posso. Non ci sono impegni se la storia mi appassiona. Anche perché voi lo guardereste un film continuando a mettere in pausa? Io no.
Mi rifaccio quindi alla rubrica di Caterina (La Bibu) il #librodelmese, e vi pubblico la mia recensione. Non lo chiamo #librodelmese perchè ciò implicherebbe una costanza di cui io non sono ahimè capace.  


Quindi durante il volo Milano Hong Kong mi sono dedicata alla lettura. Ho letto un racconto (molto carino, sprezzante e gustosamente gratuito) "La Scusa" di Giovanni Masi. 

Poi mi sono data alla lettura di un libro. Ho scelto un libro di un'autrice italiana, ai più conosciuta come giornalista e conduttrice, Daria Bignardi. Ho scelto questo libro perchè l'ho sentita protagonista di una intervista radiofonica, in cui presentava il suo nuovo romanzo (L'amore che ti meriti), e ho deciso di cominciare a conoscerla leggendone uno più datato. 

Un karma pesante, Milano, Mondadori, 2010. 


"Quando ha sentito che a novembre compio quarantadue anni mi ha guardata negli occhi e ha detto: 'Quarantadue è multiplo di sette. Sarà un anno di grandi cambiamenti: stai pronta, Eugenia'." Eugenia Viola non crede nei multipli di sette, ma è sempre stata fin troppo pronta a mettersi in gioco. Era un'adolescente segnata da un dolore prematuro e ossessionata dalla ricerca della propria identità: oggi è una donna spericolata eppure saggia. Ciò che sa fare meglio, quel che le toglie il sonno, è il suo lavoro di regista. Ma quando improvvisamente la vita la obbliga a fermarsi, il film che ci racconta è quello dei tanti pezzi di sé lasciati per strada. La tredicenne affascinata dall'oscuro protagonista di un romanzo russo, la ragazza che parte per Londra in fuga dalla malattia del padre, la ventenne inquieta che approda nella Milano dei profondi anni Ottanta e poi nella New York degli anni Novanta. Fino al presente rigoroso, assediato dalle nevrosi degli Anni Zero ma riempito dall'amore imperfetto per Pietro e per le figlie Rosa e Lucia, le uniche capaci di ancorarla a terra. "Un karma pesante" getta uno sguardo insolito e brillante sui nostri ultimi trent'anni ed è insieme la storia di una donna spietata con se stessa ma teneramente fragile, allegra, materna, tanto dolorosamente vicina all'autenticità della vita che abbiamo l'impressione di conoscerla almeno quanto conosciamo noi stessi.

Quando l'ho finito ho pensato "si bello". Poi ci ho ripensato e ho trovato degli aspetti che mi sono piaciuti molto, degli altri che ho trovato molto cinematografici. 

Mi spiego: la storia si sviluppa raccontando la vita della protagonista attraverso dei flashback. In molti punti queste deviazioni temporali si concludono senza che ne venga svelato chiaramente l'epilogo, rimandando la soluzione del mistero ad un momento successivo. Questo rende la storia avvincente e spinge a proseguire alla ricerca di risposte alla curiosità. 

Ma c'è un ma: certi episodi hanno un epilogo inverosimile, o meglio troppo superficiale. Infatti la Bignardi sembra voler "psicanalizzare" la protagonista, descriverne il dolore struggente che l'accompagna e diventa forza motrice del suo agire. Ma, pur raccontando molto, secondo me non scava davvero nel profondo. Un esempio: nel periodo 16-18 anni menziona una tossicodipendenza (eroina) da cui la protagonista "esce" magicamente senza troppe spiegazioni. Ora, per noi che abbiamo vissuto gli anni '90, con le campagne antidroga davvero strong, è abbastanza inverosimile credere che un'adolescente possa uscire dal tunnel così perché le va, o ha qualcosa di nuovo a cui pensare. Come questa ci sono altre situazioni analoghe, in cui si parla molto del "cosa" e del "perché", senza mai indagare il "come". Penso (o meglio spero) sia una scelta voluta, un modo per dire che il "come" in fondo non era poi così importante. 

Posso quindi concludere che mi sento di consigliarvelo se siete curiosi e volete scoprire se a voi fa lo stesso effetto che ha fatto a me. Altrimenti lasciate perdere e passate ad altro. Ci sono libri che meritano molto di più la vostra attenzione e il vostro tempo: questo libro finge di affrontare temi pesanti, senza poi parlarne per davvero.